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Immobili pubblici che diventano centri di produzione artistica

Il decreto 41 del 2018 del Ministero dei Beni Culturali mette a disposizione sette immobili pubblici per artisti italiani e stranieri. Basterà un canone mensile simbolico di soli 150 euro.


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  • Immobili pubblici che diventano centri di produzione artistica

    E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il decreto del Ministero dei Beni Culturali n.41 del 18 dicembre 2018 l'elenco di immobili pubblici che saranno dati in concessione per progetti d'arte, musica e teatro. Con un importo mensile di 150 euro, puramente simbolico, artisti italiani e stranieri potranno installare il loro atelier in sette immobili pubblici messi a loro disposizione.

    Gli immobili selezionati dall'Agenzia del Demanio

    La possibile scelta dei locali, operata dall'Agenzia del Demanio, è tra:

    • Palazzo Ducale, denominato ex “Casello Idraulico”, Vico Pisano (PI)
    • Torre di Calafuria, Livorno
    • Villa Carducci Pandolfini, Livorno
    • Fabbricato “TSB0448”, Trieste
    • Fabbricato “TSB0514”, Trieste
    • Fabbricato denominato “La Torretta”, Bari
    • Rifugio Antiaereo, Ancona
     
    Già nel 2015 fu tentata questa operazione, senza molto successo poiché gli edifici riscontravano problemi di agibilità. La differenza quest'anno sarà nella messa a disposizione, per professionisti operanti nel settore dell'edilizia, dell'urbanistica e del paesaggio che otterranno il via libera ai lavori, di contributi a fondo perduto in proporzione alle spese che saranno sostenute.

    Come partecipare al bando

    Per partecipare basterà rispondere al bando di concessione rivolto a cooperative o associazioni di artisti per la realizzazione di centri di produzioni d'arte, musica, danza e teatro a fronte di un canone simbolico di 150 uro mensili. Dovrà essere presentato un progetto artistico di durata decennale indicando le iniziative che si intendono realizzare e i mezzi finanziari che si impiegheranno. Possono essere inclusi nel progetto anche servizi aggiuntivi, come punti vendita di prodotti culturali, caffetterie, servizi di ristorazione, spazi di accoglienza, purché però queste attività non prevalgano su quelle di natura culturale. Gli spazi non sono utilizzabili per finalità istituzionali e non sono trasferibili agli enti territoriali.

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